Nessuna mediazione.

Le occupazioni di immobili a scopo abitativo praticate da chi non può permettersi un tetto, e dai soggetti che si propongono di organizzarle, è una delle ultime forme di resistenza ancora attive in Italia. A fianco a questa ci sono le lotte dei lavoratori della logistica, impiegati da qualche cooperativa a condizioni di lavoro a cavallo tra legalità e illegalità, e quelle dei braccianti agricoli che vengono trattati da schiavi, ammucchiati nei ghetti, costretti a sopportare soprusi pari a quelli a cui destiniamo gli animali da allevamento.

battagliavieirnerioQuesti lavoratori in lotta hanno un elemento in comune: sono prevalentemente immigrati.

Infatti in Italia quelle che proprio non tollerano di essere sfruttate sono le persone cresciute altrove, che non hanno subito le politiche di rincoglionimento che tanti governi hanno praticato nel nostro paese per ridurre la popolazione a quella che è: una massa di inetti che pensano di poter fare la rivoluzione spargendo indignazione nei social network.

Eppure in ogni settore lavorativo le condizioni di lavoro peggiorano ogni anno, si inaspriscono i rapporti tra parti datoriali e dipendenti, con i primi sempre più aggressivi. I partiti politici si preoccupano solo di preservarsi a qualunque prezzo. I diritti dei cittadini perdono pezzi, i salari perdono potere d’acquisto, la Costituzione viene presa a calci. I soldi pubblici vengono distribuiti tra sanità privata, scuole private, banche, gruppi finanziari. Quelli che trivellano nei nostri mari per estrarre petrolio, hanno tutto da guadagnare e niente da perdere; nemmeno la bonifica delle aree sfruttate gli spetta. Ma neppure a questo gli italiani hanno voluto opporsi, sebbene fosse sufficiente andare a votare nell’ultimo referendum.

Oltre a tanta inettitudine, c’è però chi si oppone. Non tutti si uccidono dopo essere stati licenziati, non tutti si arrendono a dormire su una panchina dopo essere stati sfrattati, non tutti si deprimono dopo essere stati derubati dei propri risparmi dalla banca in cui li avevano accumulati, non tutti si sottomettono ai padroni. Ebbene sì, alcuni lottano, e sono sempre più numerosi e più organizzati, e per questo sono anche inevitabilmente sempre più temuti da chi li vorrebbe ammansire. Per questo le repressioni comandate dai governi sono così feroci, perché hanno paura dei principi di giustizia sociale che chi lotta può imporre.

Questo scenario separa le persone in due categorie. In una ci sono quelli che vogliono il diritto alla sanità gratuita, il diritto alla scuola gratuita, il diritto a superare i confini, l’acqua pubblica, il salario, un posto dignitoso in cui vivere, l’annullamento delle disuguaglianze sociali. Nell’altra categoria ci sono quelli che usano i soldi pubblici per finanziare aziende private, multinazionali, aumentando le disuguaglianze, spesso guadagnandoci, utilizzano la violenza di stato contro chi dissente, portano guerra in ogni parte del pianeta. Non esistono posizioni intermedie, potersi curare gratuitamente o dover pagare per curarsi sono condizioni senza alcuna mediazione possibile. E chi aspetta eternamente, di fatto si è schierato con chi lo vuole in eterna attesa.

Caro Saviano, strappare Salvini è legittimo.

polizia salvini

Foto da CUA Bologna

Oggi ho letto un post di Roberto Saviano. Lo scrittore si dice contrario all’azione dei manifestanti bolognesi che hanno strappato pagine da alcune copie del libro di Salvini, in vendita presso una libreria cittadina. Il gesto è avvenuto durante una delle tante visite del leghista nella nostra città. Costui si è fatto accogliere dalle università che dovrebbero insegnare valori che Salvini mette in discussione, che infanga con la sua pratica politica. Sappiamo che gli studenti che si sono opposti alla visita del razzista sono stati caricati dalla polizia. Questo dovrebbe suscitare la contrarietà di Roberto Saviano, non il coraggio di chi dissente. Abituandosi a tollerare questo vento fascista, è fin troppo chiaro dove si andrà a finire. Forse Salvini ha ricavato pubblicità da chi gli si è opposto, ma opporsi oggi è necessario, lo è culturalmente perché inficia il tentativo di normalizzare ogni ingiustizia sociale che subiamo. Opporsi è necessario per rispettare i migranti che affondano mentre cercano di raggiungere la salvezza, per quelli che vengono sfruttati nei campi di coltivazione italiani, veri e propri lager che tanti ignorano.

salvini strappato

Foto da HOBO

Strappare pagine dalle copie del libro di Salvini, non solo è giusto, ma è un atto legittimo e fiero di ribellione contro la statalizzazione delle prepotenze.