Presentiamo a Bologna “La vita va avanti”, romanzo di Vito Ferro.

Vito Ferro è uno scrittore vero. Fuori dalle retoriche scontate, dalle soluzioni a effetto, dalle tradizionali strutture narrative, con “La vita va avanti” Vito ci racconta una storia che ci lascia un po’ attoniti, un po’ pensierosi, sbancando i punti interrogativi confinati tra la vita terrena e il cosiddetto aldilà. Presento il suo nuovo romanzo insieme a Pina Zechini, sabato 5 novembre alle 18.00 a Bologna, presso la libreria Trame (via Goito 3c). Vi invito a partecipare perché un romanzo così e un autore così, non capita di incontrarli insieme ogni giorno nella città in cui si vive. La considero un’occasione unica, di quelle che lasciano qualcosa che merita di essere vissuto e conservato.

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Mai senza rete, 13 autori per la salute e la sicurezza sul lavoro.

Copertina Mai senza reteEsce la raccolta di racconti voluta dalla Rete Iside. Dodici scrittori e una illustratrice, storie che hanno a che fare certamente con i luoghi di lavoro, la salute e la sicurezza che spesso lì dentro sono messe in discussione. Ma queste storie non si fermano qui. Molto dentro le nostre vite è determinato da quanto avviene nel nostro lavoro, dal rapporto con datori e colleghi, dalle ingiustizie che subiamo, dalla solidarietà che riceviamo, dalla garanzia o dalla precarietà del salario.

Partecipo a questo libro col racconto “Odio”.

Qui di seguito, la breve prefazione. Buona lettura.

“La salute non è tutto, senza la salute tutto è niente”. Così hanno scritto sui muri del centro storico i lavoratori di Taranto, città martire della nocività del lavoro. Non l’unica. In Italia nel 2015 sono arrivate all’Inail 1172 denunce di infortuni mortali: 878 sul posto di lavoro, le altre nel tragitto tra casa e lavoro. Ogni settimana muoiono, lavorando, più di 22 persone e la tendenza è in peggioramento. Ma l’enorme numero di morti rappresenta solo la parte più dolorosa e visibile di disagi e sofferenze, incidenti, malattie, sfruttamento. Una guerra di cui pochi parlano.
Per rompere questo silenzio tredici importanti autori – Simona Baldanzi, Mauro Baldrati, Gian Luca Castaldi, Collettivo Sabot, Annamaria Fassio, Cristian Giodice, Marco Martucci, Alessandro Pera, Alberto Prunetti, Giacomo Pisani, Christian Raimo, Paola Staccioli e Pia Valentinis – hanno raccontato con parole e immagini e sensibilità diverse il mondo del lavoro, le difficoltà, la fatica, i rischi per l’incolumità e la salute, l’emarginazione, la frustrazione.

Dal 28 aprile, giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro partirà per l’Italia un carovana di presentazioni, discussioni e incontri per riportare l’attenzione della società su questo tema decisivo, per promuovere una grande campagna civile che porti a risultati concreti, a cambiare il clima generale nei luoghi di lavoro, a pretendere l’applicazione delle misure di sicurezza e a promuoverne altre che aumentino le tutele.

Da Vespa a Riina, la mafia siamo noi.

UnknownSpinto dalle tante critiche piovute nei social, ho deciso di guardare e ascoltare l’intervista che Bruno Vespa ha fatto a Salvo Riina, figlio del boss.

Confesso (siamo in tema) che non mi aveva colpito particolarmente che un rampollo di mafia finisse per essere intervistato (dalla televisione di stato). Come ha scritto Claudio Fava recentemente, l’opportunità in certi casi è legata allo spirito col quale il giornalista svolge la sua funzione.

A colpirmi in mezzo alle tante indignazioni, è la facilità con la quale noi italiani soprassediamo su tutto quanto garantisce l’esistenza della malavita organizzata, per sorprenderci poi al palesarsi degli effetti. Non sto qui a dire che il gruppo dirigente di questo paese è fatto di corrotti e che i rapporti mafia-politica sono all’ordine del giorno, scoprirei l’acqua calda. Tuttavia l’inettitudine, la passività con la quale questo popolo accetta ogni inganno, finiscono per garantire il perpetrarsi di ingiustizie e squallori di varia natura. Veniamo governati da gente che si beffa degli esiti di elezioni e referendum, gente che garantisce il perpetrarsi di guerre e terrorismi, gente che certamente in alcuni casi ha rapporti diretti con i malavitosi, spesso ci fa affari, gente che ripete le medesime bugie in ogni campagna elettorale e che torna a coprire le stesse poltrone. Dall’avvento di Berlusconi a oggi, mi pare di ricordare che quasi tutti i partiti esistenti (alcuni saltuariamente cambiano nome) abbiano governato più o meno insieme, dalle amministrazioni locali ai governi nazionali. E tutti in qualche modo hanno mortificato principi di democrazia, hanno escluso dal proprio impegno i bisogni delle persone. Alcuni di questi partiti si sono sciolti e riuniti sotto nuovi cartelli elettorali per raccogliere il consenso minimo indispensabile per continuare a fare quanto facevano: garantire se stessi.

Il caso recente che mi ha molto colpito è sorto dal consiglio regionale dell’Emilia Romagna. Lì i consiglieri di SEL e dell’Altra Emilia Romagna (nata dai cartelli elettorali pro Tsipras, durante le scorse elezioni europee), hanno votato a favore dei finanziamenti alle scuole private, dopo che si erano teoricamente opposti ai tempi dell’ultimo referendum cittadino. Ovviamente non intendo catalogare queste persone come malavitose, ma la prassi per cui, a dispetto di ogni etica, si ingannano migliaia o milioni di persone senza alcuna fatica, e il fatto che la gente lo accetti come elemento scontato dell’italiana maniera, permetterà per sempre un Riina in tv a promuovere un libro senza venire incalzato dal giornalista che lo intervista.

Dopodiché, perdonatemi la provocazione, coi governanti che ci siamo trovati da quando ho memoria, un Provenzano premier non mi allarmerebbe.

Nuove forme di schiavitù, incontro con Joy Betti

di Marco Martucci e Pina Zechini

Vi mostriamo la video-intervista a Joy Betti del Green Farm Movement che si occupa di progetti di cooperazione, ricerca e turismo dinamico. Joy Betti ha partecipato alla costruzione della Giornata di Ricerca-Azione sulle nuove forme di schiavitù, organizzata il 13 maggio a Bologna.

Immaginiamo la schiavitù come altro da noi, lontana nel tempo e nello spazio. Pensiamo che riguardi esclusivamente il mondo che vive al di là dell’Occidente, delimitato da precisi confini sociali e legislativi. Joy Betti ci racconta che la nostra percezione non corrisponde alla realtà. Chiarisce cosa si intenda con schiavitù moderna e spinge alla riflessione sull’agire concreto di ciascuno. Contro la dissoluzione identitaria dei singoli causata dalla globalizzazione economica, si può resistere attraverso il co-pensiero, la condivisione paritaria dei punti di vista.

Fare Comunità per agire localmente e cambiare la realtà a livello globale.

Grazie per ieri

Grazie per ieri. Con quella al Modo infoshop si è concluso il ciclo di presentazioni di Prima di morire a Bologna. L’attenzione verso il romanzo e la partecipazione agli incontri sono state complessivamente altissime, pari a quanto avviene per gli autori che dispongono di ampi canali per la promozione. Solo una parte di questo successo è riconducibile al valore del romanzo e al mio impegno. Un’altra parte, la più grande, afferisce a tutte e tutti voi che non avete rinunciato al desiderio di scoprire, che non avete perso la voglia di superare gli schemi. Grazie per la vostra curiosità e per la vostra indipendenza. Ci rivedremo al più presto per condividere progetti nuovi, diversi. E ci sarà spazio per chi vorrà mettersi alla prova.

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PER ELDI VEIZAJ

"Marco M." Ritratto realizzato da Eldi Veizaj

“Marco M.” Ritratto realizzato da Eldi Veizaj

Partecipo a una mostra per la prima volta nella mia vita, e non da artista. Ho fatto da modello per Eldi Veizaj. Le opere sono esposte nei Fienili del Campiaro a Grizzana Morandi, nell’ambito della mostra Historia Naturalis – Fienilelab in concomitanza con gli eventi in memoria del pittore bolognese Giorgio Morandi, a cinquant’anni dalla sua scomparsa.

Considero Eldi Veizaj un artista straordinario, gli sono grato per aver scelto i ritratti per cui ho posato per un evento così importante.

RINGRAZIAMENTI

Grazie, innanzitutto. Oltre duecento persone mi hanno contattato per manifestarmi la propria stima e il proprio affetto questa estate, mentre l’amministrazione comunale di Bologna si nascondeva dietro a due comunicati stampa basati su numerosi falsi e calunniava il mio operato.
Oggetto del dissidio la mancata assegnazione del trasporto pubblico a un bambino su una sedia a rotelle. Non entrerò ancora nel merito della vicenda, parlano i fatti, poi verranno i comunicati stampa dell’USB che mi ha difeso e ha spinto affinché emergesse la verità.
Non posso ringraziarvi tutte e tutti, insegnanti, colleghi, genitori, cittadini, amici, ma un pensiero lo dedico con piacere alla Rete nazionale degli operatori sociali e al Coordinamento degli educatori contro i tagli che non si sono tirati indietro in questa battaglia di etica e di civiltà. E un pensiero ai consiglieri del M5S, in questa brutta storia hanno rappresentato l’unica voce fuori dal coro a Palazzo D’Accursio.
Ritengo che un operatore sociale non debba mai sottrarsi quando ci sono da difendere i diritti di un bambino disabile, anche se esporsi comporta rischi enormi. Dall’altra parte c’è un sistema compatto che sta smantellando il welfare nel nostro Paese, nelle regioni, nelle città, a vantaggio di importanti gruppi privati, lo fanno senza pietà. Dobbiamo essergli pari nel reagire. Nelle scuole a volte ci troveremo di fronte colleghi educatori, insegnanti e dirigenti servi del potente di turno, disposti a tutto pur di compiacergli. Dovremo esserne più forti. Dovremo deporre la paura, abbandonare l’idea che tutto debba sempre, inevitabilmente, continuare così come è stato fino a oggi. Semplicemente, il futuro ancora non esiste, sforziamoci affinché somigli il più possibile al mondo che vogliamo, affinché sia pervaso dal nostro desiderio di giustizia sociale.